venerdì 16 novembre 2007

Corpo pensante

Tutto ciò che avviene in noi, che sia esteriorizzato o interiorizzato, dipende dal sistema nervoso centrale. Il gesto informa il nostro cervello ed è al suo servizio. Il cervello comanda il gesto grazie agli stessi meccanismi nervosi con cui ci permette di pensare e di essere coscienti, meccanismi azionati dall’arrivo al cervello delle impressioni sensoriali. Un gesto nuovo utilizza comandi nervosi nuovi.

Analogamente, ogni aspetto della vita mentale, del comportamento, degli atteggiamenti, dei sentimenti, dei gusti, ha la sua ragion d’essere nelle strutture nervose.

È impensabile esistere come essere umano senza il corpo umano.
«L’uomo è un corpo pensante» dice il dott. Paul Chauchard e «può trovare l’equilibrio solo in armonia con un corpo felice».

I meccanismi che ci permettono di pensare e di essere coscienti entrano in gioco con l’arrivo al cervello delle impressioni sensoriali. Si può dire perciò che nell’intelligenza non vi è nulla che non venga dai sensi.

La lingua cinese illustra questa affermazione in modo sorprendente con l’ideogramma che significa intelligenza. È composto da due caratteri che rappresentano uno l’udito e l’altro la vista, rilevando l’aspetto sensoriale dell’intelligenza e l’importanza di primissimo piano dell’apporto somatico nella vita mentale.

da Tai Chi Chuan Armonia del corpo e dello Spirito – James Kou

mercoledì 14 novembre 2007

Lentamente muore

Cercavo un ideogramma cinese ed invece mi sono imbattuta in questa poesia di Pablo Neruda...

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o
della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicità.

venerdì 9 novembre 2007

...

Sentivo uno squarciarsi nella mente
come se il cervello fosse spaccato
cercai di riconnetterlo punto su punto
ma non riuscii a farli combaciare.

Il pensiero alle spalle, mi sforzavo di unire
al pensiero di fronte
ma la sequenza si sciolse senza suono
come gomitoli su un pavimento.

I felt a cleaving in my mind
as if my brain had split
I tried to match it seam by seam
but could not make them fit.

The thought behind, I strove to join
unto the thought before
but Sequence ravelled out of sound
like balls upon a floor.

Emily Dickinson

giovedì 1 novembre 2007

Diceva bene Platone...

Diceva bene Platone: “Al tocco dell’Amore chiunque diventa un poeta”. O un cinico.

Le persone si amano.

Amiamo le esperienze, i gruppi, gli eventi, amiamo idee astratte come la patria, una città o una causa.


Amiamo l’arte.
Amiamo la musica.

E amiamo le cose. Gli oggetti che facciamo, compriamo o scambiamo. Gli oggetti che ci dicono chi siamo e dove siamo.

In quasi tutto il mondo, ciò che possiedi dà significato alla tua vita. Ecco perché si compra, si scambia, si regala, si custodisce e si possiede.
Le cose con cui scegliamo di vivere non sono oggetti inerti.
Le rivestiamo con le nostre fantasie. Ci esprimiamo grazie ad esse.
Le trasformiamo in cose importanti per noi.

Scan Fitzpatrick ha giocato nella squadra neozelandese di rugby All Blacks per dodici anni.
È stato uno dei più grandi capitani che questo sport abbia mai avuto.

Ecco la sua spiegazione su qual è il ruolo dell’Amore in un gioco duro come il rugby.

“Far parte degli All Blacks vuol dire amare ciò che si fa. Vuol dire tenere l’uno all’altro. La squadra è una famiglia. Se ami il tuo compagno, sei disposto a prenderti cura di lui e a fare qualsiasi cosa per lui. È questa la bellezza del gioco di squadra. Ci sono quindici persone con un unico obiettivo in mente, anziché un insieme di obiettivi individuali. Un obiettivo collettivo. Lo scopo è riuscire. Lo scopo è vincere e fare di tutto per diventare giocatori migliori e persone migliori. E allo stesso tempo aiutare i compagni a essere giocatori migliori e persone migliori, proprio come se fossero fratelli o sorelle.”

da “il futuro oltre i brands, lovemarks - Kevin Roberts"

venerdì 26 ottobre 2007

Gli esseri umani sono mossi dalle emozioni, non dalla ragione

Vari studi hanno dimostrato che se i centri del cervello che presiedono alle emozioni subiscono una qualche lesione, non perdiamo semplicemente la capacità di ridere o piangere, perdiamo la capacità di prendere decisioni.

Il neurologo Donald Calne lo spiega brillantemente:
“La differenza essenziale tra emozione e ragione è che l’emozione porta all’azione, la ragione alle conclusioni”.

Non occorre essere un neurochirurgo per capirlo. La realtà che affrontiamo non richiede la padronanza di una terminologia arcana, né la valutazione di teorie contrastanti sul funzionamento del cervello o sulle sue strutture.

Il cervello è più complesso, ricco di collegamenti e misterioso di quanto possiamo immaginare. Questo è tutto ciò che ci serve sapere. Emozione e ragione sono collegate, ma quando sono in conflitto è sempre l’emozione a vincere. Senza il fugace e intenso stimolo delle emozioni, la ragione si indebolisce e viene meno.

Il più delle volte, prima di osservare qualcosa in dettaglio, ci facciamo un’idea di cosa sia.

Prima di capire, sentiamo.

mercoledì 17 ottobre 2007

Non ti capirò mai finché campo!

Di tutte le cose che si dicono nel corso di un lungo rapporto d’amore, questa è la migliore.

Quella che lo riassume interamente.

I grandi rapporti si nutrono di novità, di attesa, di sorprese.
Quando sai tutto quello che c’è da sapere, non resta nulla da scoprire. Niente più meraviglia, niente più opportunità.

Niente più relazioni.

Dopo un sermone sulla Creazione un pastore si stupì di sentire un’anziana parrocchiana affermare che il mondo si reggeva sulle spalle di una tartaruga. Per dissuaderla con gentilezza, le domandò su cosa, secondo lei, poggiasse la tartaruga. Un po’ perplessa, la vecchia rispose: “Su un’altra tartaruga, naturalmente”. Il prete insistette: “Va bene, ma su cosa si regge quella tartaruga?”. “Su un’altra tartaruga”, disse lei. “E non si illuda, giovanotto. Sono solo tartarughe, fino alla fine.”

Il Mistero sta sempre in testa alla lista.

Il Mistero è un paradosso. Più scavi, più Misteri saltano fuori.

Chiedete ai neurologi, cosmologi, biologi e a tutti gli altri “-ologi”.
Vi diranno tutti che il processo va avanti all’infinito – proprio come le tartarughe.

Ricordate la delusione provata quando siete finalmente riusciti a farvi svelare da un amico il trucco di un gioco di prestigio? Credevate di aver visto l’impossibile, e un attimo dopo scoprivate con fastidio con quanta facilità vi eravate fatti ingannare.

Che pessimo scambio, la magia per un trucco!

martedì 9 ottobre 2007

Neve

Il giorno dopo discesero alla piccola stazione ferroviaria di Hohenhausen.

C’era neve ovunque, una bianca, perfetta coltre di neve, appena caduta e fredda copriva ambedue i versanti, rocce nere e bianche spolverate d’argento protese verso il blu, pallidi cieli…

Erano nel cuore delle montagne. In alto, su entrambi i lati, coperti dal bianco manto di neve, in modo da sentirsi piccoli e minuscoli in una valle di puro e reale paradiso, tutto stranamente radiante, immoto e silenzioso…

Era un silenzio e bianchezza così puro da volgere alla pazzia…

I primi giorni scorsero in un’estasi di attività fisica, vissuta nell’intensità della velocità, in una luce bianca che sorpassava la vita stessa.

D. H. Lawrence
da Women in love