domenica 6 settembre 2009

Ma che sarebbe, 'sta idea platonica?

«È una cosa filosofica, l'ha inventata Platone, un tizio greco dell'antichità. In pratica, è quando tu pensi a una cosa senza averla sottomano. Pensi 'cavallo', ma non un certo cavallo in particolare, tipo...»
«Dinamite, il cavallo di Tex».
«Eh no, tu pensi 'cavallo', e ti vedi in mente un cavallo indefinito che è come se fosse tutti i cavalli. Quella è l'idea platonica».
«Se invece penso a un cavallo che conosco?»
«Pensi a quello, punto e basta. Lasci fuori la filosofia».

a neve ferma - Stefania Bertola

martedì 1 settembre 2009

Sogni le stelle nella boccia dei pesci rossi finisci

A quanto pare, ogni tanto gli adulti si prendono una pausa per sedersi a contemplare il disastro della loro vita. Allora si lamentano senza capire e, come mosche che sbattono sempre contro lo stesso vetro, si agitano, soffrono, deperiscono, si deprimono e si chiedono quale meccanismo li abbia portati dove non volevano andare.

Per i più intelligenti diventa perfino una religione: ah, spregevole vacuità dell'esistenza borghese! Alcuni cinici di questo tipo cenano alla tavola di papà: “Cosa ne è stato dei nostri sogni di gioventù?” si domandano con aria disincantata e soddisfatta. “Sono volati via, e la vita è proprio bastarda”.

Non sopporto questa finta lucidità dell'età matura. La verità è che sono come tutti gli altri, ragazzini che non capiscono cosa sia successo e che giocano a fare i duri mentre avrebbero voglia di piangere.

Eppure non è così difficile da capire.

Il problema è che i bambini credono ai discorsi dei grandi e, una volta grandi, si vendicano ingannando a loro volta i figli. “La vita ha un senso e sono gli adulti a custodirlo” è la bugia universale cui tutti sono costretti a credere. Da adulti, quando capiamo che non è vero, ormai è troppo tardi. Il mistero rimane, e tutta l'energia disponibile è andata da tempo sprecata in stupide attività. Non resta che cercare di anestetizzarsi, nascondendo il fatto che non riusciamo a dare un senso alla nostra vita e ingannando i nostri figli per cercare di convincere meglio noi stessi.

La mia famiglia frequenta tutte le persone che hanno seguito lo stesso percorso: una gioventù passata a cercare di mettere a frutto la propria intelligenza, a spremere come un limone i propri studi e ad assicurarsi una posizione al vertice, e poi tutta una vita a chiedersi sbalorditi perché tali speranze siano sfociate in un'esistenza così vana.

La gente crede di inseguire le stelle e finisce come un pesce rosso in una boccia.

Mi chiedo se non sarebbe più semplice insegnare fin da subito ai bambini che la vita è assurda. Questo toglierebbe all'infanzia alcuni momenti felici, ma farebbe guadagnare un bel po' di tempo all'adulto – senza contare che si eviterebbe almeno un trauma, quello della boccia.

L'eleganza del riccio – Muriel Barbery

lunedì 5 gennaio 2009

Imparare!

Diceva Merlino a proposito dell’apprendimento:

“Il rimedio migliore quando si è tristi” replicò Merlino, cominciando ad aspirare e mandar fuori boccate di fumo, “è imparare qualcosa. È l’unico che sia sempre efficace.

Invecchi e ti tremolano le mani e le gambe, non dormi alla notte per ascoltare il subbuglio che hai nelle vene, hai nostalgia del tuo unico amore, vedi il mondo che ti circonda devastato da pazzi malvagi, oppure sai che nelle chiaviche mentali di gente ignobile il tuo onore viene calpestato.

In tutti questi casi, vi è una sola cosa da fare: imparare.

Imparare perché la gente parla tanto e che cosa la fa parlare. È l’unica cosa che la mente non riesca mai a esaurire, mai ad alienare, mai ad esserne torturata, mai a temere e diffidarne, mai a sognarsi di essersene pentita.

Imparare è il rimedio per te.

Guarda quante cose ci sono da imparare!
La scienza pure – unica purezza esistente. Puoi passare l’intera vita a studiare l’astronomia, tre anni la storia naturale, sei la letteratura. Poi, dopo aver esaurito un milione di esistenze sulla biologia, la medicina, la critica teologica, la geografia, la storia e l’economia, puoi cominciare a costruire la ruota di un carro col legno adatto, oppure passare cinquant’anni a imparare come si comincia a imparare a battere il tuo avversario nella scherma. Dopo di che, puoi riprendere dalla matematica, finché è tempo che impari ad arare la terra.

Terence H. White, The Once and Future King

domenica 21 dicembre 2008

Tutto scorre come un fiume

Diceva Eraclito, più di duemila anni fa, che non ci si bagna mai due volte nella stessa acqua di un fiume. Dicevano i Greci sempre più di duemila anni fa che l’ "adunaton", l’impossibile per eccellenza, è che ciò che è avvenuto possa non essere avvenuto.

Ogni nostro istante non è mai uguale all’altro e noi non siamo mai gli stessi da un istante all’altro, da un tempo all’altro. Tutto cambia dentro e fuori di noi anche se non sempre riusciamo a percepire questo continuo cambiamento.

La cosa più appariscente di noi, il nostro corpo, da un istante all’altro è sempre diverso e noi viviamo in questa continua diversità e di questa continua diversità.

In noi nasce e muore qualcosa in ogni momento della nostra esistenza ed in ogni momento noi non siamo più quello che eravamo un momento prima, il nostro corpo è cambiato, la nostra mente è cambiata, il nostro pensiero è un altro pensiero che lo si voglia o no.

Perdiamo cellule del nostro corpo perdiamo neuroni del nostro cervello che non torneranno mai più, perdiamo ricordi sommersi da altri continuamente sorgenti che si sovrappongono pronti anch’essi a sparire nel nulla, nel vuoto della nostra memoria e gli stessi che crediamo di conservare sono diversi da un momento all’altro.

Per quanto grande sia quello che noi chiamiamo memoria, essa non è mai capace di trattenere fermare per un attimo il nostro continuo divenire.

Tutti gli eventi sono continuamente mutevoli come il paesaggio che ci corre via veloce da un finestrino di un treno e del quale ben poco riusciamo a trattenere.

sabato 6 dicembre 2008

Alle volte basta un niente

Uno si costruisce grandi storie, questo è il fatto, e può andare avanti anni a crederci, non importa quanto pazze sono, e inverosimili, se le porta addosso, e basta.
Si è anzi felici, di cose del genere. Felici. E potrebbe non finire mai.
Poi, un giorno, succede che si rompe qualcosa, nel cuore del gran marchingegno fantastico, tac, senza nessuna ragione, si rompe d'improvviso e tu rimani lì, senza capire come mai tutta quella favolosa storia non ce l'hai più addosso, ma davanti, come fosse la follia di un altro, e quell'altro sei tu. Tac.
Alle volte basta un niente. Anche solo una domanda che affiora.
Basta quello.

Alessandro Baricco - Oceano mare

martedì 14 ottobre 2008

Intingere il pennello nell'inchiostro

Dice il maestro Al Huang: “mentre intingo il pennello nell’inchiostro i peli devono essere uniti e formare una coda; come se un milione di pensieri differenti si unissero in un piccolo punto. Intingere il pennello sulla pietra rappresenta un altro processo per raggiungere il proprio centro.
Quando il pennello è pronto tenetelo verticalmente davanti a voi sulla carta. Il manico del pennello corrisponde alla vostra spina dorsale. E’ diritta, profonda e flessibile e si mantiene al centro del movimento. Questo è l’inizio e la vostra consapevolezza si trova proprio al centro. Davanti a voi c’è un foglio di carta bianca. Non vi è nulla sopra. Meditateci. Se foste vissuti nella vecchia Cina avreste indossato una lunga tunica con ampie maniche con cui correreste il rischio di spandere l’inchiostro sulla carta. Per evitare questo inconveniente sosterreste entrambe le maniche con l’altra mano creando un cerchio con le braccia.”

mercoledì 23 aprile 2008

Individuare il profumo

Nell'uomo il gusto e l'olfatto sono così strettamente intrecciati che è difficile sperimentare l'uno senza l'altro. Messi insieme, parlano alle nostre emozioni, alle nostre memorie e ai nostri sogni più di qualcunque altra cosa. L'olfatto vince sul gusto. Gli uomini hanno quattro geni per la vista, ma più di 1000 deputati all'olfatto.

Con circa 400.000 odori riconoscibili al mondo, abbiamo accesso a un'incredibile offerta di collegamenti potenziali.

Pare che l'odore si conservi quasi esclusivamente nella memoria a lungo termine. Altrimenti perchè il più noto ricordo di Marcel Proust era il sapore di un dolce, e non la sua forma o il suo nome?

Un'amica mi ha raccontato una bella storia sul potere del profumo. Aveva provato per un paio di mesi a vendere la sua casa, senza successo. Quando cambiò agenzia, quella nuova le suggerì di informare dei biscotti poco prima che la gente venisse a vedere la casa. L'effetto fu immediato. La prima persona che arrivò decise di comprarla.

L'associazione con l'odore caldo e intimo dei biscotti nel forno aveva trasformato l'abitazione in una casa.

da Lovemarks - il futuro oltre i brands